Lettera aperta ai miei concittadini

Mi sono trasferita da Milano a San Donato venticinque anni fa, ma forse solo da quando ho iniziato a interessarmi della politica della città iscrivendomi al circolo PD mi sento davvero una cittadina sandonatese.

Ora che si avvicinano le elezioni comunali del 12 giugno, ho cercato di capire qual è il clima, quali sono le aspettative dei cittadini. Ho parlato con le persone incontrate ai banchetti organizzati dalla coalizione Sandonatoinsieme, ho girato sui social. Accanto a una visione positiva, c’è anche scontento. E su questo ho riflettuto.


Di solito, le cose che colpiscono i cittadini sono concrete e molto visibili. Ad esempio, non ci si interroga sugli sforzi fatti dal Comune per superare le difficoltà legate alla pandemia, per affrontare il riscaldamento globale, per contribuire alla causa della pace in Ucraina. Colpiscono di più i rifiuti a lato della strada, l’albero tagliato, la lampadina non sostituita. Non sempre però si cerca di capire. Anche a me, che pure apprezzo il lavoro dell’amministrazione, è capitato di sentirmi arrabbiata e delusa. Mi è sembrato ridicolo che a ottobre fossero già montate le luminarie natalizie. Mi sono informata, e ho scoperto che se non si prenotano con largo anticipo sono meno belle e più costose. Il sentiero che porta da via de Gasperi a via Dossetti è rimasto per giorni ostruito da un albero caduto: ho segnalato al Comune, e ho saputo che il vialetto è di competenza condominiale, proprio come il vialetto che da via Europa bis va all’asilo nido e che è sempre sporco. Mi infastidisce vedere il cumulo di sacchetti di spazzatura che costeggiano lo svincolo della tangenziale che dalla via Rogoredo porta a Milano: ho scoperto però che è di pertinenza del Comune di Milano, e che la pulizia è difficile perché comporta la chiusura del raccordo, per evitare pericoli agli operatori dell’Amsa.

Quando, recentemente, sono stati tagliati gli alberi di via Dossetti, molti si sono scandalizzati sui social, e nessuno ha poi postato commenti positivi per il fatto che pochi giorni dopo fossero stati piantati alberi nuovi in sostituzione di quelli malati.


Dovremmo cercare di ricordare che i tempi della vita di una città non sono quelli delle nostre vite individuali, per cui se è naturale che ci dispiacciamo nel vedere abbattere molti dei bei tigli di via De Gasperi i nostri figli, se non noi, vedranno ricrescere alberi nuovi e godranno di una viabilità più funzionale.

La grande quantità di piste ciclabili scontenta alcuni cittadini che le interpretano come spazio rubato ai parcheggi, ma l’emergenza ambientale è un problema grave che non possiamo pensare di affrontare senza qualche sacrificio o cambiamento di abitudini. Così come per le strisce blu: mi sembra più conveniente pagare la sosta, peraltro gratuita per la prima mezz’ora, piuttosto che non trovare parcheggio perché lo spazio è occupato dalle auto delle tantissime persone che vengono a San Donato per proseguire verso Milano e le lasciano ogni giorno in strada dalla mattina presto al tardo pomeriggio. Contribuendo tra l’altro all’inquinamento dell’aria.

E’ più facile, fa parte della natura umana, allarmarsi per quello che non va piuttosto che apprezzare quello che funziona. A marzo il prefetto di Milano Renato Saccone ha comunicato che i reati commessi in città sono diminuiti del 30% negli ultimi dieci anni, anche senza tenere conto del periodo del lockdown. Eppure la percezione di insicurezza continua ad aumentare. Questo perché nel guardarci intorno, nel giudicare la realtà, abbiamo delle reazioni “di default”. Invece il nostro sguardo dovrebbe essere una questione di cultura e di scelta.


Stefania Lembi


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